Come Aprire la Partita IVA in Regime Forfettario nel 2026: Procedura e Costi
Aprire una partita IVA in regime forfettario oggi si fa online, gratis, in meno di un'ora se hai tutto pronto. La parte che richiede attenzione viene prima e dopo: verificare di avere i requisiti, scegliere il codice ATECO giusto, iscriversi alla gestione INPS corretta e mettere da parte, fin dalla prima fattura, quello che servirà per tasse e contributi. Questa guida mette in fila i passaggi, i costi reali di apertura e di gestione e gli errori che vediamo più spesso.
Chi può aprire in regime forfettario nel 2026
Le regole sono nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89. Per applicare il forfettario devi rispettare tutti questi requisiti, verificati sull'anno precedente:
- Ricavi o compensi entro 85.000 euro. Chi apre da zero lo rispetta per definizione; attenzione però all'anno di apertura, in cui il limite per restare nel regime si riduce in proporzione ai giorni di attività (come si calcola).
- Spese per lavoro dipendente e collaboratori entro 20.000 euro lordi annui.
- Redditi da lavoro dipendente o pensione entro 35.000 euro nell'anno precedente (soglia valida per il 2025 e il 2026): non conta se il rapporto di lavoro è cessato.
- Nessuna partecipazione incompatibile: niente quote in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, né il controllo di una S.r.l. che svolge un'attività riconducibile alla tua.
- Residenza fiscale in Italia, oppure in un altro Stato UE o SEE se in Italia produci almeno il 75% del reddito.
- Niente attività prevalente verso l'ex datore di lavoro: se fatturi soprattutto al datore di lavoro attuale o a quello dei due anni precedenti, perdi il regime.
I casi particolari sono nella guida alle cause ostative. Se inoltre non hai svolto attività d'impresa o professionale negli ultimi tre anni e la nuova attività non prosegue il lavoro che facevi da dipendente, per i primi cinque anni l'imposta sostitutiva è al 5% invece che al 15% (requisiti ed esempi).
Cosa preparare prima di iniziare
- SPID, CIE o CNS per accedere all'area riservata dell'Agenzia delle Entrate e al portale INPS.
- Documento d'identità e codice fiscale.
- Il codice ATECO 2025 dell'attività che svolgerai davvero: determina il coefficiente di redditività, cioè la parte dei ricavi su cui paghi tasse e contributi (come sceglierlo).
- L'indirizzo della sede, di solito la residenza, e un conto corrente: non è obbligatorio che sia dedicato all'attività, ma è molto consigliato.
- PEC: obbligatoria per le imprese iscritte al Registro Imprese e per i professionisti iscritti a un albo; per gli altri lavoratori autonomi non è obbligatoria, ma è comunque utile e costa pochi euro l'anno.
- Firma digitale, solo se devi presentare la pratica al Registro Imprese (artigiani e commercianti).
La procedura, passo per passo
1. Dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12)
Le persone fisiche comunicano l'inizio dell'attività all'Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12 (art. 35 DPR 633/1972), da inviare online dall'area riservata, in autonomia o tramite un intermediario. Si indicano i dati anagrafici, la sede, il codice ATECO dell'attività principale (ed eventualmente delle altre attività) e si barra la casella del regime forfetario. Il numero di partita IVA viene attribuito subito e l'apertura è gratuita.
La comunicazione va fatta entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, ma conviene aprire prima di cominciare a lavorare: senza partita IVA non si possono emettere fatture. Se svolgi un'attività d'impresa, la comunicazione all'Agenzia viaggia all'interno della pratica ComUnica (passo 3).
2. Iscrizione alla gestione previdenziale
- Gestione Separata INPS per i professionisti senza una cassa propria (consulenti, grafici, sviluppatori, formatori): iscrizione online sul portale INPS dopo aver ottenuto la partita IVA. Si paga il 26,07% del reddito forfettario (24% se hai già un'altra copertura previdenziale o sei pensionato), senza contributi fissi.
- Gestione Artigiani o Commercianti per chi svolge attività d'impresa: l'iscrizione arriva con la pratica ComUnica. Si pagano contributi fissi anche con ricavi bassi (nel 2026 circa 4.521 euro per gli artigiani e 4.612 per i commercianti, calcolati sul reddito minimale di 18.808 euro), più il 24% o il 24,48% sulla parte di reddito che supera il minimale.
- Cassa professionale per avvocati, medici, ingegneri, architetti, commercialisti, geometri e le altre professioni ordinistiche: iscrizione alla cassa di categoria, con le sue regole.
Artigiani e commercianti forfettari possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi; chi si è iscritto per la prima volta a queste gestioni nel 2025 ha potuto scegliere, in alternativa, la riduzione del 50% per 36 mesi prevista dalla Legge di Bilancio 2025. Entrambe riducono anche la pensione futura (i dettagli).
3. Solo per le imprese: la pratica ComUnica
Artigiani, commercianti e imprese individuali presentano la ComUnica al Registro delle Imprese, con firma digitale (spesso tramite il commercialista): una sola pratica che comprende la comunicazione all'Agenzia delle Entrate, l'iscrizione al Registro Imprese, l'iscrizione all'INPS e, se servono, INAIL e albo delle imprese artigiane. Molte attività richiedono anche una SCIA al Comune tramite lo sportello SUAP. Per i liberi professionisti la ComUnica non serve.
4. Fatturazione elettronica
Dal 2024 tutti i forfettari emettono fattura elettronica: basta il portale gratuito "Fatture e Corrispettivi" dell'Agenzia o un software. In fattura non c'è IVA né ritenuta, ci sono due diciture obbligatorie e, sopra 77,47 euro, la marca da bollo da 2 euro: ecco un esempio completo di fattura forfettaria.
Quanto costa aprire e mantenere la partita IVA
Aprire è gratis; mantenere la partita IVA no. Queste sono le voci legate all'apertura:
| Voce | Professionista | Artigiano o commerciante |
|---|---|---|
| Attribuzione della partita IVA | 0 € | 0 € |
| Pratica ComUnica (diritti di segreteria e bollo) | — | circa 35 € |
| Diritto annuale alla Camera di Commercio | — | circa 44-53 € in sezione speciale, 100-120 € in sezione ordinaria |
| PEC (annuale) | 5-25 € (facoltativa) | 5-25 € |
| Firma digitale | — | 35-50 € |
| Assistenza per l'apertura (facoltativa) | 0-200 € | 150-400 € |
Poi ci sono i costi annuali, e il più pesante sono i contributi:
- Contributi previdenziali: in Gestione Separata il 26,07% del reddito forfettario, zero se non incassi; per artigiani e commercianti i contributi fissi di circa 4.500-4.600 euro l'anno anche con ricavi bassi (circa 2.940-3.000 euro con la riduzione del 35%).
- Imposta sostitutiva: 5% o 15% del reddito forfettario, al netto dei contributi versati (come si calcola).
- Commercialista (facoltativo): indicativamente 150-300 euro per la sola dichiarazione, 400-800 euro per un'assistenza annuale completa.
- Software di fatturazione: zero con il portale dell'Agenzia, fino a circa 100 euro l'anno per i software completi.
- Diritto camerale (solo imprese, di norma entro il 30 giugno), PEC ed eventuale rinnovo della firma digitale.
- Conservazione delle fatture: gratuita aderendo al servizio dell'Agenzia delle Entrate.
| Profilo | Ricavi | Contributi | Imposta | Altri costi | Netto |
|---|---|---|---|---|---|
| Traduttrice, 74.30.00 (78%), Gestione Separata, aliquota 5% | 25.000 € | 5.084 € | 721 € | 560 € | ~18.635 € |
| Negozio di articoli sportivi, 47.63.29 (40%), Commercianti con riduzione 35%, aliquota 15% | 40.000 € | 2.998 € | 1.950 € | 713 € | ~34.340 € |
| Consulente informatico, 62.20.10 (67%), Gestione Separata, aliquota 15% | 60.000 € | 10.480 € | 4.458 € | 900 € | ~44.160 € |
Stime a regime con i parametri INPS 2026; "altri costi" comprende commercialista, software, PEC e, per il negozio, il diritto camerale. Nel negozio conta solo il contributo fisso, perché il reddito forfettario (16.000 euro) resta sotto il minimale.
Il primo anno: accantona fin dalla prima fattura
Nel primo anno non si versano acconti: imposta e contributi di Gestione Separata del primo anno si pagano a giugno dell'anno successivo, insieme ai primi acconti. Il risultato è che nel secondo anno si paga quasi il doppio: il meccanismo, con un esempio completo, è spiegato nella guida al calcolo dell'imposta sostitutiva. Artigiani e commercianti pagano invece i contributi fissi già dal primo anno, a rate (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio), in proporzione ai mesi di attività.
Marco, graphic designer, apre a marzo 2026
Codice 74.12.09 (coefficiente 78%), Gestione Separata, aliquota 5%. Prevede di incassare 35.000 euro nel 2026: reddito forfettario 27.300 euro. Nel primo anno non ha contributi versati da dedurre, quindi l'imposta 2026 è 27.300 × 5% = 1.365 euro; i contributi di Gestione Separata dovuti sul 2026 sono circa 7.117 euro. Tutto si paga tra giugno e novembre 2027: circa 8.480 euro, più gli acconti per il 2027. Mettere da parte circa 700 euro al mese dal primo incasso evita la sorpresa.
Giulia, parrucchiera artigiana
Codice 96.21.00 (coefficiente 67%), Gestione Artigiani con la riduzione del 35%, aliquota 5%. Su un anno intero con 32.000 euro di ricavi il reddito forfettario è 21.440 euro e i contributi sono circa 3.350 euro, versati in gran parte a rate durante l'anno e quindi deducibili subito; l'imposta al 5% è intorno ai 900 euro. Per un'artigiana il costo fisso dei contributi c'è anche nei mesi con pochi incassi: va messo in conto prima di aprire.
Le prime cose da fare dopo l'apertura
- Attiva la fatturazione elettronica e comunica la partita IVA ai clienti; per ricevere le fatture dei fornitori puoi indicare la PEC oppure registrare il tuo indirizzo telematico sul portale dell'Agenzia.
- Dedica un conto corrente all'attività e imposta un accantonamento mensile per tasse e contributi: il calcolatore ti dice quanto.
- Segna le scadenze: 30 giugno e 30 novembre per imposta e contributi di Gestione Separata, più le rate dei contributi fissi per artigiani e commercianti (calendario 2026).
- Se sei artigiano o commerciante, valuta subito la riduzione dei contributi: va chiesta all'INPS, non è automatica.
- Aderisci al servizio gratuito di conservazione delle fatture elettroniche dell'Agenzia delle Entrate.
Errori comuni da evitare
- Casella del forfettario non barrata nel modello AA9/12: si parte in regime ordinario e bisogna correggere con una variazione.
- Codice ATECO scelto a occhio. Il coefficiente dipende dall'attività reale; e dal 2025 molti codici che si trovano online sono ancora quelli della vecchia classificazione.
- Lavorare prima di aprire. Le prestazioni vanno fatturate e senza partita IVA non si può.
- Fatturare quasi tutto all'ex datore di lavoro: è una causa di esclusione dal regime.
- Non accantonare per il secondo anno: saldo del primo anno e acconti del secondo arrivano insieme.
- Dimenticare il diritto camerale (imprese): va pagato ogni anno.
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA da solo o serve il commercialista?
Puoi aprirla da solo: il modello AA9/12 si invia gratuitamente dall'area riservata dell'Agenzia delle Entrate e per un professionista senza iscrizione in Camera di Commercio la procedura è davvero alla portata. Per artigiani e commercianti la pratica ComUnica è più tecnica (firma digitale, Registro Imprese, spesso SCIA al Comune): conviene farsi aiutare, almeno la prima volta.
Quanto tempo passa tra l'apertura e la prima fattura?
Il numero di partita IVA viene attribuito subito con l'invio telematico. Puoi emettere la prima fattura appena hai attivato il portale "Fatture e Corrispettivi" o un software di fatturazione. Per le imprese, invece, l'iscrizione al Registro Imprese richiede qualche giorno.
Devo aprire la partita IVA se faccio solo qualche lavoro occasionale?
Dipende dall'abitualità, non da una soglia di importo. Il lavoro autonomo occasionale è quello svolto senza continuità e senza organizzazione; se l'attività diventa abituale, la partita IVA va aperta anche per importi bassi. La soglia dei 5.000 euro annui che si sente spesso citare riguarda solo i contributi alla Gestione Separata, non stabilisce quando serve la partita IVA.
Posso aprire la partita IVA forfettaria se ho già un lavoro dipendente?
Sì, se nell'anno precedente il reddito da lavoro dipendente non ha superato 35.000 euro (la soglia non conta se il rapporto è cessato) e se non fatturi prevalentemente al tuo datore di lavoro. Approfondimento nella guida forfettario e lavoro dipendente.
Quanto costa tenere aperta la partita IVA senza fatturare?
Per un professionista in Gestione Separata quasi nulla: niente incassi, niente contributi e niente imposta, restano la dichiarazione annuale (da presentare anche a zero) ed eventualmente PEC e software. Per artigiani e commercianti, invece, i contributi fissi sono dovuti anche senza incassi: è il motivo per cui, in caso di attività ferma, a volte conviene chiudere.
Quanto costa chiudere la partita IVA?
La chiusura è gratuita: si comunica entro 30 giorni dalla cessazione con il modello AA9/12 (o con ComUnica per le imprese). Restano da presentare l'ultima dichiarazione e da versare imposte e contributi dovuti. La procedura è nella guida alla chiusura della partita IVA.
Riferimenti normativi
- Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) e comma 77 (riduzione contributiva del 35%)
- Legge 197/2022, Legge di Bilancio 2023 (limite di 85.000 euro)
- Legge 207/2024, Legge di Bilancio 2025 (soglia di 35.000 euro per il reddito da lavoro dipendente e riduzione del 50% per i nuovi iscritti 2025 alle gestioni artigiani e commercianti)
- DPR 633/1972, art. 35 (dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione attività)
- D.Lgs. 127/2015 (fatturazione elettronica)
- Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 (contributi 2026 di artigiani e commercianti) e circolari annuali sulla Gestione Separata (inps.it)