Detrazioni per Figli a Carico e Regime Forfettario: Si Possono Avere?
Sei forfettario con figli e ti chiedi se puoi scaricare le detrazioni IRPEF che spettano ai genitori? La risposta breve è no per la maggioranza dei casi, ma il quadro è più articolato di così. Vediamo cosa dice l'art. 12 del TUIR, perché l'Assegno Unico ha cambiato le regole dal 2022 e quali strategie restano valide nel 2026.
Una delle domande più frequenti dei neo-forfettari con famiglia è: "posso portare in detrazione i figli a carico?". La risposta dipende dalla natura della detrazione, dall'età dei figli e dal tuo eventuale reddito complementare. Partiamo dal principio di base e poi vediamo tutte le casistiche concrete con casi pratici.
Perché le detrazioni IRPEF non si applicano al forfettario
Nel regime ordinario IRPEF, le detrazioni per carichi di famiglia (art. 12 TUIR, DPR 917/1986) riducono l'imposta lorda dovuta dal contribuente. Per i figli a carico, fino al 2021 esisteva la detrazione che variava in base al reddito complessivo e al numero di figli, con un importo base di 950 euro per figlio (1.220 per quelli sotto i 3 anni), elevato a 1.350 in caso di figlio disabile.
Dal 1° marzo 2022, con l'introduzione dell'Assegno Unico Universale tramite il D.Lgs. 230/2021, le detrazioni IRPEF per figli minori di 21 anni sono state abrogate e assorbite nell'Assegno Unico. La Legge 213/2023 (Legge di Bilancio 2024) ha confermato il sistema e ha rimodulato alcuni importi dell'Assegno Unico. Restano detrazioni IRPEF per figli maggiorenni a carico (21+, con limiti di reddito) e per coniuge o altri familiari conviventi.
Nel regime forfettario, però, non si applica l'IRPEF ordinaria: si paga un'imposta sostitutiva al 5% o 15% sul reddito forfettario. La normativa (art. 1 comma 64 Legge 190/2014) stabilisce espressamente che "il reddito determinato ai sensi dei commi precedenti rileva, unitamente al reddito complessivo, ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia di cui all'articolo 12 del TUIR; non rileva, invece, per il riconoscimento delle altre detrazioni d'imposta di cui all'articolo 13 del TUIR".
Questa formulazione è cruciale e va letta con attenzione: il reddito forfettario rileva per la verifica della spettanza (cioè per capire se i familiari sono a carico, in base ai limiti di reddito di chi paga e di chi è a carico), ma le detrazioni IRPEF stesse non si applicano materialmente perché non c'è IRPEF su cui scomputarle. Se non paghi IRPEF, non puoi ridurre un'imposta che non esiste.
Attenzione: non significa che i figli "non contano". Significa che non puoi ridurre la tua imposta sostitutiva con la detrazione. Se hai solo reddito forfettario, il numero di figli non cambia quanto paghi al fisco. Questo è considerato uno dei limiti del regime, compensato in parte dalle agevolazioni indirette (Assegno Unico, ISEE basso) che vedremo.
L'Assegno Unico Universale come sostituto principale
Dal marzo 2022 lo strumento centrale per il sostegno alle famiglie con figli è l'Assegno Unico e Universale (AUU) gestito dall'INPS. È universale perché spetta a tutti, indipendentemente dal regime fiscale: dipendenti, pensionati, forfettari, disoccupati, partite IVA in regime ordinario — tutti possono richiederlo se hanno figli a carico fino a 21 anni (con requisiti specifici dopo i 18 e fino a 21).
L'importo dipende dall'ISEE familiare:
- ISEE ≤ 17.090 euro (soglia 2026, aggiornata annualmente): circa 200 euro al mese per figlio (importo massimo).
- ISEE tra 17.090 e 45.574 euro: importo decrescente linearmente fino all'importo minimo.
- ISEE > 45.574 euro o senza ISEE: importo minimo di circa 57 euro al mese per figlio.
- Maggiorazioni per figli disabili, famiglie numerose (3+), madri under 21, entrambi i genitori lavoratori, secondo figlio sotto 1 anno.
Per un forfettario con 2 figli e ISEE 20.000 euro, l'AUU può valere circa 3.500-4.500 euro l'anno, importi non lontani da quanto avrebbe "scaricato" un dipendente di pari reddito con la vecchia detrazione. In questo senso l'AUU ha livellato verso l'alto la situazione dei forfettari rispetto ai dipendenti per quanto riguarda i figli minorenni e under 21.
Figli a carico nel quadro LM: l'utilità residua
Nel Modello Redditi PF il quadro LM (forfettario) non ha uno spazio dedicato alle detrazioni familiari perché, come detto, non sono materialmente applicabili. Tuttavia nel frontespizio della dichiarazione devi comunque indicare i familiari a carico. Perché?
- Ai fini dell'ISEE: la composizione del nucleo dichiarata in DSU deve essere coerente con quanto risulta dal Modello Redditi.
- Ai fini di alcune detrazioni residue se hai altri redditi: se oltre al forfettario hai redditi IRPEF (lavoro dipendente, pensione, locazioni in regime ordinario IRPEF), la parte IRPEF potrà beneficiare delle detrazioni residue per familiari a carico maggiorenni.
- Per la verifica della condizione di "carico": il limite reddituale di 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli under 24) è ancora attuale e il tuo reddito forfettario rileva nel calcolo.
- Per completezza anagrafica: i familiari a carico restano un dato identificativo del nucleo fiscale.
Indicare i figli nel frontespizio è quindi corretto anche se non produce risparmio diretto sull'imposta sostitutiva. Compilare correttamente questo passaggio evita successivi disallineamenti con la DSU.
Se hai anche reddito dipendente o pensione: detrazioni proporzionali
Qui la situazione cambia. Se sei in regime forfettario + lavoro dipendente o pensione (purché sotto 35.000 euro lordi di reddito da lavoro dipendente nell'anno precedente, per mantenere l'accesso al forfettario in base alla soglia introdotta dalla Legge 197/2022 — vedi forfettario e lavoro dipendente), la parte di reddito tassata IRPEF può beneficiare delle detrazioni per:
- Figli maggiorenni a carico (oltre 21 anni, reddito personale sotto 2.840,51 euro, o 4.000 euro se under 24): art. 12 TUIR conserva la detrazione per questa fascia anche dopo l'AUU.
- Coniuge a carico (se reddito coniuge sotto 2.840,51 euro): art. 12 c. 1 lett. a) TUIR.
- Altri familiari conviventi a carico (genitori, fratelli, ecc., con stesso limite reddituale): art. 12 c. 1 lett. d) TUIR.
Le detrazioni vengono proporzionate al rapporto tra reddito IRPEF e reddito complessivo (forfettario + IRPEF). La logica della Cassazione e della prassi è che il reddito forfettario rileva per definire la spettanza, ma la detrazione si applica solo sulla quota di imposta lorda IRPEF.
Caso pratico — Marco, forfettario con pensione. Marco ha 67 anni, percepisce 8.000 euro di pensione netta annua e fattura 25.000 euro come consulente forfettario (ATECO 70.22.09, coefficiente 78%). Ha un figlio universitario di 22 anni con reddito personale di 1.200 euro (sotto la soglia di 4.000 euro per under 24, quindi a carico).
Detrazione teorica art. 12 TUIR per figlio maggiorenne: 950 euro. Reddito IRPEF (pensione): 8.000 euro. Reddito forfettario imponibile: 25.000 × 78% − 3.500 contributi ≈ 16.000 euro. Reddito complessivo: 24.000 euro. Quota IRPEF su totale: 8.000/24.000 = 33%. Detrazione effettivamente spettante: 950 × 33% ≈ 313 euro, che riduce l'IRPEF lorda sulla pensione.
I 950 euro pieni Marco non li può recuperare: i 637 euro residui sono persi perché il forfettario non genera IRPEF su cui scomputarli.
Agevolazioni indirette (ISEE più basso → bonus vari)
L'assenza di detrazioni IRPEF nel forfettario è compensata da una catena di agevolazioni indirette legate all'ISEE. Poiché il reddito imponibile forfettario tende a essere più basso del reddito IRPEF lordo a parità di fatturato (grazie al coefficiente che simula le spese), molti forfettari hanno un ISEE moderato e accedono a:
- Bonus asilo nido fino a 3.000 euro l'anno con ISEE sotto 25.000 euro (Legge di Bilancio 2024).
- Assegno Unico maggiorato fino a ISEE 17.090 euro.
- Carta Dedicata a Te, bonus sociale luce/gas, carta acquisti.
- Rette universitarie e mensa scolastica agevolate in base alle fasce ISEE regionali.
- Borse di studio regionali e DSU per il diritto allo studio.
- Esenzione ticket sanitario in alcune regioni (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna ecc.).
Spese sanitarie e scolastiche: cosa succede con solo forfettario
Le spese mediche, scolastiche, universitarie, sportive dei figli sono detraibili al 19% nella dichiarazione IRPEF ordinaria. Nel forfettario puro (senza altri redditi) queste detrazioni si perdono: l'imposta sostitutiva non è IRPEF, quindi non è possibile applicarle.
Se però sei in regime misto forfettario + dipendente, puoi recuperare parte di queste detrazioni sulla parte IRPEF, proporzionalmente come visto sopra. In alternativa — ed è la strategia più comune e raccomandata in studio — conviene che l'altro genitore (con reddito IRPEF) intesti su di sé le ricevute delle spese mediche, scolastiche, sportive e degli interessi mutuo per sfruttare appieno la detrazione 19%.
Regola pratica: se sei forfettario e tuo coniuge è dipendente, conviene che sia lui/lei a pagare e intestarsi le ricevute di spese mediche, scolastiche, sportive, interessi mutuo, premi assicurazione vita. Diversamente queste detrazioni vanno perse. Meglio ancora: pagare le ricevute con bonifico dal conto del coniuge dipendente, per garantire la tracciabilità imposta dalla Legge 160/2019 (le spese sanitarie sopra 1 euro devono essere tracciate per essere detraibili, salvo eccezioni come farmaci e dispositivi medici).
Coniuge forfettario + coniuge dipendente: chi mette i figli a carico?
Quando entrambi i genitori hanno reddito, la legge permette di ripartire i figli a carico tra i due al 50% ciascuno o al 100% su uno solo, con alcuni limiti. Con l'AUU questa scelta non impatta sull'importo dell'assegno (erogato al 50/50 ai due genitori di default sul codice IBAN comunicato). Ma per le detrazioni su spese mediche, universitarie, sportive ecc.:
- Intesta le ricevute al genitore dipendente, quello che paga IRPEF e può detrarre il 19%.
- Se entrambi sono dipendenti o uno ha reddito molto più alto dell'altro, scegli chi ha aliquota marginale più alta per massimizzare la detrazione (le detrazioni 19% riducono l'imposta lorda, non il reddito imponibile, quindi tecnicamente l'aliquota non incide direttamente — ma incide sul rischio di "incapienza", cioè avere troppe detrazioni e poca imposta da scomputare).
- Se sei solo forfettario (genitore single o con coniuge senza reddito), purtroppo quelle detrazioni 19% sono perse: valuta, a fine anno, se il vantaggio del forfettario (5% o 15% sostitutivo) supera la perdita delle detrazioni.
Caso concreto: Silvia (forfettaria) e Luca (dipendente) con 2 figli
Silvia fattura 50.000 euro come consulente di marketing (forfettario, ATECO 70.22.09, coefficiente 78%), Luca ha 30.000 euro di stipendio lordo come impiegato. Hanno 2 figli (8 e 11 anni) e nel 2025 hanno speso:
- Spese mediche e ticket: 1.800 euro
- Sport (palestra figli): 600 euro
- Scuola e mensa: 600 euro
- Interessi passivi mutuo prima casa: 2.400 euro
Strategia ottimale:
- AUU: percepito da entrambi al 50% in base a ISEE familiare.
- Spese mediche, sportive e scolastiche: tutte intestate a Luca → detrazione 19% × 3.000 = 570 euro in meno di IRPEF Luca.
- Mutuo casa: interessi passivi (max 4.000 euro) intestati al 100% a Luca → detrazione 19% × 2.400 = 456 euro.
- Silvia non scarica nulla dal suo 50.000 forfettario ma paga imposta sostitutiva ridotta sul reddito (50.000 × 78% − contributi × 15%).
- Risparmio aggregato famiglia: ~1.026 euro di detrazioni 19% recuperate, contro lo 0 che avrebbero ottenuto se le ricevute fossero state intestate a Silvia.
Quando il forfettario è meno conveniente per chi ha famiglia
Esistono situazioni in cui il regime ordinario può essere più vantaggioso per i genitori. Sono casi minoritari ma reali: professionisti con fatturato contenuto (15.000-25.000 euro), molti figli e molte spese detraibili (mutuo, sanitarie, scolastiche, sportive), senza altri redditi IRPEF in famiglia.
In queste situazioni il regime ordinario, pur tassando con IRPEF e addizionali, permette di recuperare importi significativi via detrazioni. Il confronto va fatto sempre caso per caso, considerando anche il cumulo con altri redditi e l'ISEE familiare complessivo. Per la maggioranza dei forfettari, comunque, AUU + agevolazioni ISEE + aliquota ridotta (5% o 15%) rendono il regime conveniente anche con figli, soprattutto se il coniuge ha reddito IRPEF.
Errori comuni
- Pensare di poter dedurre le spese dei figli dal quadro LM: il forfettario non consente deduzioni analitiche, solo i contributi previdenziali (LM35). Spese mediche, scolastiche ecc. non hanno collocazione.
- Non indicare i familiari a carico nel frontespizio: è obbligatorio anche se non genera detrazione, perché serve per coerenza con la DSU e per altre verifiche.
- Intestare ricevute al coniuge forfettario: spreco di detrazioni che il coniuge dipendente avrebbe potuto scomputare al 19%.
- Dimenticare la tracciabilità delle spese: dal 2020 la maggior parte delle detrazioni 19% richiede pagamento tracciato (bonifico, carta, bancomat). Pagamenti in contanti non sono detraibili tranne eccezioni (farmaci, dispositivi medici acquistati in farmacia).
- Trascurare l'Assegno Unico se ISEE alto: anche con ISEE 60.000 euro spettano 57 euro al mese per figlio (importo minimo), che per 2 figli sono ~1.370 euro l'anno. Va sempre richiesto, è cumulabile con tutto.
Domande frequenti dei lettori
Mio figlio ha 22 anni e percepisce una piccola borsa di studio universitaria. È ancora a carico?
Per i figli under 24 il limite di reddito per essere considerati a carico è di 4.000 euro lordi annui (per gli over 24 il limite scende a 2.840,51 euro). Le borse di studio esenti IRPEF (come quelle delle università pubbliche italiane sotto certe condizioni) di norma non concorrono al limite, ma è una verifica caso per caso. Verifica con il commercialista o con il CAF i criteri specifici.
Posso "scaricare" le spese dei figli all'altro genitore al 100% anche se siamo sposati in comunione?
Sì, la ripartizione delle detrazioni per spese sanitarie e scolastiche segue il principio dell'intestatario della ricevuta, non il regime patrimoniale. Se il ricevimento medico è intestato a uno solo dei coniugi e pagato dal suo conto, la detrazione spetta a quel coniuge. Per le spese intestate ai figli (es. retta universitaria intestata al ragazzo), la ripartizione 50/50 tra i genitori è il default ma è modificabile in dichiarazione.
L'Assegno Unico per i figli contribuisce al mio limite di 85.000 euro forfettario?
No, l'AUU è una prestazione assistenziale dell'INPS, non un reddito da lavoro autonomo. Non concorre né al limite degli 85.000 euro né al reddito forfettario tassato. Tecnicamente non concorre neanche al reddito IRPEF in generale (è esente ex art. 1 c. 7 D.Lgs. 230/2021).
Sono single con un figlio. Mi conviene aprire forfettario o restare in regime ordinario per godere delle detrazioni?
Dipende dal tuo livello di fatturato e dalle spese deducibili reali. Per fatturati medi (30.000-65.000 euro) il forfettario è quasi sempre più conveniente nonostante la perdita delle detrazioni figli, perché la differenza tra 15% sostitutivo e IRPEF progressiva ordinaria è ampia. L'AUU compensa una parte significativa della detrazione persa. Per fatturati molto bassi (15.000-25.000) con molte spese detraibili il calcolo può ribaltarsi. Simula sempre con il calcolatore.
Conclusione
Nel regime forfettario non si applicano materialmente le detrazioni IRPEF per figli a carico (art. 12 TUIR), perché non c'è IRPEF su cui scomputarle. La perdita è però ampiamente compensata dall'Assegno Unico Universale (accessibile a tutti i regimi, ex D.Lgs. 230/2021) e dalle agevolazioni indirette legate a un ISEE spesso più basso del corrispondente regime ordinario.
La strategia vincente per i genitori forfettari con coniuge dipendente è concentrare le detrazioni sull'altro membro della coppia che paga IRPEF ordinaria — spese mediche, scolastiche, sportive, interessi mutuo intestati al genitore dipendente e pagati con strumenti tracciabili. Per chi è single con soli redditi forfettari e molti figli, vale la pena fare il confronto ordinario/forfettario ogni anno, magari con l'aiuto del commercialista, soprattutto in presenza di redditi bassi e molte spese detraibili.
Per approfondire i riferimenti normativi puoi consultare il testo dell'art. 12 TUIR su Normattiva, le istruzioni dell'INPS sull'Assegno Unico e i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate sui regimi agevolati.